La Psicosintesi in 17 immagini
La nostra esistenza
La nostra vita è un mistero. Come nel quadro di Gauguin, ci troviamo davanti alle varie età umane, alla malattia, all’abisso della morte. Entriamo in rapporto con gli altri. Gustiamo il piacere. Cerchiamo l’amore. A volte ci sentiamo precari, ci sentiamo soli. Ci poniamo domande sul divino. Tentiamo di dare un senso alla nostra esistenza. E senza un senso ci sentiamo smarriti e angosciati.
Questo è il campo in cui la psicosintesi interviene. Riconosce la nostra irripetibile unicità. Ci assiste nell’affrontare il disagio nostro e degli altri. Ci guida a mettere ordine fra i ricordi, e a formulare il nostro progetto. Ci aiuta a guardare la nostra vita in prospettiva, a capire come siamo fatti, e come vogliamo diventare in futuro.
Senza mai imporre soluzioni dall’alto, ci offre una bussola per orientarci al meglio nella nostra situazione.
(Paul Gauguin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? 1897)
I rapporti con gli altri
Uno dei modi migliori per capire la situazione di una persona e diagnosticarne le sue difficoltà è di ascoltarla mentre parla dei propri rapporti presenti e passati. Sono rapporti pieni di traumi, di prepotenze e ingiustizie? C’è alienazione e incomprensione? Esistono conflitti, rancori, sensi di colpa? E l’inclusione sociale?
Questa è la maniera più efficace e veloce per capire qualcuno. I rapporti disfunzionali, le ferite e i conti in sospeso, inquinano la psiche e sono a volte sorgente di inenarrabili sofferenze. Spesso si è insieme, ma soli. Altre volte riusciamo a convivere e darci supporto l’un l’altro.
La nostra lunga evoluzione su questo pianeta ci ha equipaggiati a entrare in rapporto. Noi siamo fatti per la relazione. Se i nostri rapporti sono avvelenati, siamo avvelenati noi. Ma ogni rapporto può anche diventare una sorgente di scoperte e di crescita.
Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1890–92.
Il corpo
Noi viviamo in un corpo. Il nostro rapporto con il corpo può essere sorgente di sofferenza, imbarazzo, tensione. Oppure il corpo può essere la sorgente della nostra vitalità, può essere tramite di rapporto e di realizzazione. Ma spesso non ce ne curiamo, lo offendiamo con sostanze dannose, non gli diamo il movimento e l’aria pura e gli alimenti che merita. E così diventa il ricettacolo dei nostri detriti psichici: i nostri rimuginii e i nostri traumi si trasformano in tensioni, rigidità, malattie.
Dal nostro corpo siamo spesso divorziati. Tuttavia, il corpo non mente mai: ci parla, e ci può dire molte cose di noi stessi che noi non sappiamo. E anche quando non sta bene, possiamo imparare a rispettarlo e ascoltare le sue esigenze. Il corpo è l’albero della vita, fonte di energia e di benessere. Le statue della Grecia classica rivelano il corpo in tutto il suo splendore: un richiamo eloquente alla sua centralità nella vita umana.
Il discobolo, copia romana in marmo dell’originale greco, 455 a.C.
Empatia
Il ritratto dipinto da Modigliani della sua compagna Jeanne Hébuterne la ritrae in uno stato di disperazione, quando già il grande pittore era ammalato grave e lei era incinta e osteggiata dalla famiglia. Di lì a poco Modigliani si spegne, e qualche mese dopo lei muore suicida. Gli occhi vuoti, e le linee della sua figura, che si attorcigliano su se stesse, ci comunicano il suo tormento; la porta così instabile dietro di lei accentua il senso di precarietà: il mondo le sta cadendo addosso. Questo dipinto ci fa condividere le sue emozioni. Ma si può dire che l’arte in ogni sua forma evoca l’empatia, che ci aiuta ad entrare in risonanza con le emozioni degli altri. È una vera espansione di coscienza.
L’empatia è una nostra capacità naturale acquisita attraverso l’evoluzione, che si può coltivare, e che è indispensabile nelle professioni di aiuto. Riconoscere il mondo dell’altro, condividere le sue emozioni, capire il suo punto di vista, pur mantenendo la propria equanimità: capacità irrinunciabili per tutti, e necessarie per una vera crescita. Come disse Leon Battista Alberti, il grande architetto del Rinascimento: «Io piango con chi piange, e rido con chi ride».
Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne davanti a una porta, 2019
L’inconscio
La psicosintesi afferma l’esistenza dell’inconscio, cioè di una larga parte della nostra psiche che è per noi sconosciuta o dimenticata: una congerie di emozioni, ricordi, pensieri, immagini di ogni tipo; frammenti e racconti e tutto ciò che in noi è spaventoso e arcano. L’inconscio ha anche la facoltà mitopoietica, cioè racconta storie, elabora sogni, si inventa fantasie, dunque è creativo. Di solito dall’inconscio siamo separati; esplorarlo allarga la nostra immagine di noi stessi, e ci fa fare pace con parti di noi che avevamo ripudiato. Ci mostra risorse che non sapevamo di avere.
Il quadro di Klee è popolato da strane e misteriose forme di vita, celestiali, acquatiche e terrestri. Nell’angolo in basso a sinistra c’è una specie di Pierrot, simbolo di trasformazione. L’altra figura umana è androgina. Qua e là si vedono fiori e foglie. Nel centro più in alto un orologio segna le nove, simbolo del completamento e beatitudine. Questo dipinto è una straordinaria immagine dell’inconscio.
Paul Klee, Magia dei pesci, 1925
Noi siamo una folla
La molteplicità della psiche è spesso causa di disagi e contraddizioni. Ora l’una ora l’altra delle nostre “sub-personalità” prende il sopravvento, e noi abbiamo la sensazione di non sapere più chi siamo, di aver perso noi stessi. Ensor ha rappresentato nelle sue folle un insieme grottesco di volti, descrivendo così una molteplicità caotica e caricaturale.
Tuttavia l’analisi delle subpersonalità è una maniera veloce, spesso divertente, ma efficace, per accedere a una migliore conoscenza di sé.
Ed è proprio grazie a questa varietà di elementi, quando è conosciuta a fondo e ben gestita, che possiamo scoprire la ricchezza e ottenere la piena disponibilità delle nostre risorse psichiche. Varie ricerche provano che maggiore è il contatto con la propria molteplicità, maggiore è la possibilità di essere creativi.
James Ensor, L’entrata di Cristo a Bruxelles nel 1889, 1888.
Conflitto
Il conflitto è all’origine del cosmo, sostiene Eraclito. Nulla può esistere senza conflitto. L’antitesi è insita nel pensiero umano. Non c’è dubbio che senza una tensione fra gli opposti la vita psichica sarebbe ben povera, forse impossibile. Il dipinto di Paolo Uccello rappresenta la battaglia in maniera suggestiva e fiabesca, ma i contrasti di ogni genere sono parte della nostra esistenza: come li gestiamo?
Ognuno di noi è caratterizzato da conflitti e opposizioni di vario genere: conflitti nel mondo interno anzitutto, fra ragione ed emozione, fra dovere e piacere, fra amore e volontà, fra gioco e lavoro, per esempio. Poi anche conflitti esterni: con la famiglia e gli amici, coi collaboratori e i superiori, con la società. Molti di questi conflitti sono superflui. Ma altri hanno una loro ragione d’essere. L’importante è riconoscere il valore e il significato dei fattori in gioco, anziché solo schierarsi a favore dell’uno o dell’altro. Imparare a convivere con l’ambivalenza e le contraddizioni, senza nulla escludere: è proprio così che ci sentiamo più interi, e avremo più risorse a nostra disposizione.
Paolo Uccello, Niccolò da Tolentino alla testa dei fiorentini, 1438.
Il centro
Secondo la psicosintesi esiste in noi un Sé, che è coscienza allo stato puro, un centro che non è condizionato dal flusso psicofisico. Questo è un’affermazione fondamentale. Vuol dire che se noi in questo centro troviamo noi stessi, allora non siamo più trasportati per ogni dove da stati fisici, emozioni, desideri, immagini, pensieri. Quindi non siamo più controllati, o meno controllati, dal flusso psicofisico.
Il Sé è quella parte di noi che non è né giovane né vecchia, né maschio né femmina, né sconfitto né vincitore, ma puro essere. Una condizione di equilibrio e serenità ben rappresentata in questo dipinto di Piero della Francesca. La rosa, simbolo dell’anima, è al centro dell’immagine. La Madonna è attorniata da quattro angeli che creano uno spazio sacro attorno a lei. Tutti sono assorti in uno stato Uno di loro sembra invitarci a entrare. Paiono tutti immersi in un momento senza tempo, nell’Eterno Ora.
Il Sé è ciò che è più elusivo e misterioso, ma al tempo stesso più ovvio e visibile: perché è sempre presente, è ciò che noi siamo.
Piero della Francesca, Madonna col Bambino e quattro angeli, 1475-1482
In viaggio
Viviamo nel presente, proveniamo dal passato, siamo rivolti verso il futuro. Tutte e tre le dimensioni del tempo sono rilevanti. Il passato ci ha plasmati e forse ancora, attraverso traumi e vicende irrisolte, ci controlla. Il presente è tutto ciò che abbiamo: il resto è fantasia. Il futuro è causa di paura o di speranza. Come abitiamo il tempo? Spesso con fatica, timore, incertezza. Ma il tempo della vita può diventare una dimensione in cui ci muoviamo con fiducia.
Roberto Assagioli chiedeva ai suoi pazienti di scrivere la propria autobiografia. Lo scrivere aiuta a mettere le emozioni in ordine, a lasciar emergere l’inconscio, a sviluppare una nuova comprensione. Noi siamo in viaggio: a volte un viaggio avventuroso, in uno scenario da sogno, come nel quadro di Odilon Redon. A volte invece è una navigazione difficile o spaventosa, in altri momenti piena di belle sorprese. La nostra vita non è una serie di elementi casuali giustapposti: ma una storia di cui possiamo cogliere un il senso.
Odilon Redon, Nave rossa con vela blu, 1907.
Autoregolazione
Nella sua prima denominazione (in uno scritto del 1909) la psicosintesi era ancora chiamata “psicagogia”, parola greca antica che significa “conduzione dell’anima”. Per il benessere psicofisico è essenziale una capacità di regolare noi stessi, di disciplinarci, e di possedere la persistenza necessaria per lo sviluppo dei nostri propositi. Questa è la volontà, cioè la libertà da vecchie abitudini dannose, da schemi mentali errati, da impulsi distruttivi. Questa libertà è possibile solo quando abbiamo acquisito la capacità di essere centrati. Allora ogni scelta è più facile e più sicura.
L’archetipo dell’auriga, rappresentato in questo vaso greco, è presente in varie tradizioni: Platone la usa nel Fedro per rappresentare la padronanza di sé necessaria alla vera conoscenza; nella Bhagavad Gita, scritto sacro indiano, l’auriga governa cinque cavalli per significare equilibrio e controllo della nostra natura psicofisica. Da notare che l’auriga non sopprime, ma regola e dirige le energie dei cavalli.
Senza queste capacità, senza una volontà buona, forte e saggia, siamo controllati da altri, o sballottati qua e là dal corso degli eventi.
Anfora, Atene 410-400 a.C.
Immaginare la vita
Capita che non riusciamo a concepire altro nella nostra vita se non un presente oppressivo e senza via d’uscita. La psicosintesi serve proprio per aiutare una mente chiusa ad aprirsi a nuove possibilità, a evocare la speranza, e a costruire un progetto.
La psicosintesi apre una porta. O una finestra, come nel quadro di Pierre Bonnard: da cui si intravedono realtà mai prima sospettate, o forse appena intraviste. Là fuori c’è il mondo, e il mondo è bello. Ora si vede che la nostra vita non finisce qui. È un invito.
Noi costruiamo la nostra vita con la mente. Una dei contributi più importanti della psicosintesi è proprio aiutarci a capire che i fatti non ci investono con la loro muta e brutale oggettività; siamo noi che costruiamo la nostra esistenza, perché la possiamo interpretare in maniere di diverse, e possiamo cambiare prospettiva. Qui l’immaginazione è centrale: perché ogni giorno noi immaginiamo la nostra esistenza, i rapporti con gli altri, il nostro futuro. Ma per questo occorre flessibilità. Quanto siamo capaci di uscire dai vicoli ciechi del pensiero? E ideare una nuova possibilità? Raccogliere questa sfida significa prepararsi a crescere.
Pierre Bonnard, Finestra aperta sulla Senna, 1912
Spontaneità
Alcune delle cose migliori della vita sono spontanee. Ci innamoriamo, ci viene un’idea, emerge un nuovo sentimento, incontriamo qualcuno per caso. L’imprevisto accade. La psicosintesi prende la spontaneità molto sul serio. Occorre sempre stare all’erta per cogliere ciò che si presenta a noi: anzitutto nel nostro lavoro interiore, nei sogni e nelle intuizioni; poi anche negli avvenimenti casuali e negli sviluppi non pianificati della vita.
Nel lavoro di psicoterapia, come in quello di educazione, bisogna avere pazienza, e la capacità di lasciare spazio ai nuovi sviluppi e permettere loro che ci mostrino la strada: senza interferire, senza dare consigli o dettar legge, senza imporre per partito preso diagnosi o tecniche. Senza mai forzare i tempi. È avere fiducia nel processo interiore del paziente e nelle sue capacità di guarigione. Solo così emerge il nuovo.
Georgia O’Keeffe, Fiore bianco, 1929
Nostalgia dell’infinito
Talvolta se pensiamo all’infinito ci sentiamo disorientati; se cerchiamo di concepire l’eternità ci spaventiamo. Eppure questi sono pensieri che ci possono liberare, e darci la misura della nostra vita nel cosmo, tirandoci fuori da una visione provinciale e angusta della nostra esistenza. Inquadrare la nostra vita in maniera diversa, e ampliare il contesto: queste sono operazioni sempre utili per dare più respiro alla nostra visione e permetterci di abitare con più fiducia la nostra vita. Van Gogh: “Sii consapevole delle stelle e dell’infinito lassù. Allora la vita appare quasi come un incanto, dopo tutto.”
A volte sentiamo la nostalgia dell’infinito. Ci viene la sensazione che non tutto si riduce alla nostra piccola cerchia delle persone, delle idee, e degli oggetti a cui siamo abituati, ma che c’è di più, molto di più, che possiamo conoscere e sperimentare. È uno stimolo che vale la pena di accogliere, perché può essere l’inizio di un lungo viaggio di scoperta.
Van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888.
La “psicologia delle altezze”
L’ascesa è simbolo di accesso a un altro piano di coscienza. Non è un caso che in varie tradizioni alcuni monti siano considerati dimora degli dei: le vette sono là dove il cielo e la terra si incontrano, salire verso l’alto ci dà un senso di padronanza, di prospettiva, anche di meraviglia. Si parla di uno stato di elevazione, che proviamo davanti a un atto moralmente bello, e di “esperienze delle vette”, cioè dei momenti più significativi della nostra vita. Momenti di comprensione, di illuminazione, di unione con gli altri e col tutto, di benessere e gioia, di bellezza. Nella psicosintesi il “superconscio” è la sorgente di tutto ciò che dà valore alla nostra vita, il “Sé” è il centro del nostro essere: l’autenticità allo stato puro.
Queste realtà non sono un di più: secondo la psicosintesi sono essenziali. Negarle o ignorarle produce patologia.
Katsushita Hokusai, Vento del sud, cielo limpido, della serie: Trenta vedute del monte Fuji, 1830.
Modello ideale
Il Rinascimento ha raffigurato la natura umana nel suo aspetto ideale, come in questi disegni, di Piero del Pollaiolo e di Leonardo da Vinci. Ma esiste davvero questa umanità così bella, così nobile ed equilibrata? A guardarsi attorno, e a leggere i giornali, sembrerebbe di no.
Forse è solo un bel sogno. Ma nella psicosintesi noi crediamo che le nostre capacità umane di amore, di intelligenza, di creatività e di forza d’animo, siano reali, e che possono essere attivate e realizzate. E pensiamo anche che se queste qualità non sono espresse, noi soffriamo.
L’importante è non trasformare una possibilità in un obbligo, non condannare le nostre magagne, o criticare i nostri tentativi maldestri. E così inchiodare noi stessi ai nostri limiti. Occorre tenere sempre presente non solo ciò che ognuno di noi è in un dato momento, ma ciò può diventare. Un ideale imposto opprime; una potenzialità immaginata eleva e dà coraggio.
Piero del Pollaiolo (attrib.), 1470
Leonardo da Vinci, Testa di giovinetta
Il sorriso
Nel momento supremo del Nirvana, il Buddha sorride: perché? Perché l’illuminazione è un momento pieno di gioia – una gioia interiore e contenuta, come quella espressa da questa statua raffigurante Miroku Bosatsu, il Buddha Maitreya in versione giapponese. Per la psicosintesi la gioia è il nostro stato naturale, espressione del nostro vero Sé. L’umorismo è una qualità del superconscio, la capacità di non prendersi sul serio è una caratteristica di una personalità matura, e viene dalla capacità di distaccarsi dalle proprie vicende personali.
Assagioli fu fra i primi, all’inizio dello scorso secolo, a considerare l’umorismo, il riso, e il sorriso, come soggetti legittimi di indagine psicologica.
Statua del Buddha futuro, Miroku Bosatsu, Era Meiji
Ancoraggio
Tutto incomincia e tutto finisce nella nostra vita di ogni giorno. Nel lavoro su di sé si possono fare grandi progressi; si possono avere rivelazioni e intravedere trasformazioni di grande portata. Ma come reggono poi queste scoperte nelle nostre faccende consuete? Qui sta la sfida.
La vita quotidiana è spesso umile e imperfetta; non si adatta alle nostre esigenze; dunque è impietosa e ci mette alla prova: è un’ottima scuola, ma ardua e severa.
Qui sta la misura dei nostri progressi. Nelle nostre vicende quotidiane riusciamo ad ancorare ciò che abbiamo capito? Riusciamo ad accettare i nostri sbagli e le nostre mancanze? E le risorse di cui siamo diventati coscienti, riusciamo poi a metterle in atto? La magnifica visione sta diventando realtà?
Jan Vermeer, Lattaia, 1658.