di Francesco Lamioni – articolo pubblicato originariamente nel 2018 sul sito della SIPT.
Psicosintesi come moderna psicagogia
In un precedente articolo, pubblicato il 16 novembre 2015 ( http:// www.scuolapsicosintesi.com/sipt/2015/psicosintesi-voglio-quindi-sono ) ho avuto modo di precisare come la Psicosintesi consideri la volontà tutt’uno con l’identità individuale, tanto da riferirsi alla persona come ad un’esistenza di volontà.
Rendere consapevole la persona di questa verità significa creare i presupposti per dischiudere un camminino esistenziale auto-orientato; questo rappresenta tuttavia una potenzialità che per farsi concretamente reale richiede da parte della persona stessa un sufficiente grado di auto-dominio.
Ecco che entra in gioco la Psicosintesi con tutto il suo straordinario armamentario teorico e tecnico capace, mediante l’aiuto di un esperto psicosintetista (formatore e/o psicoterapeuta), di avviare la persona all’arte del governo di sé, cioè a quella particolare pratica che Platone aveva nominato “Psicagogia” e che Assagioli riprende ed elabora per farne una disciplina moderna e scientifica, in grado di svolgere una funzione tanto autoformativa quanto squisitamente curativa.
Il piano psicosintetico
Il piano psicosintetico rappresenta allora lo strumento metodologico capace di dare concretezza a tale compito; ma se lo vogliamo considerare dalla parte della persona che lo attua, esso deve essere semplicemente inteso come il segno autentico di un atto d’amore verso di sé, una presa di coscienza e desiderio di prendersi finalmente cura di sé, per poi fare di sé il meglio possibile.
Si tratta infatti di pianificare e programmare un progetto di crescita e cura della persona a partire dalla condizione in cui si trova al momento della definizione del piano, che sarà pertanto creato ad hoc e quindi assolutamente personale, tenendo conto di quale obiettivo sia stato scelto di realizzare.
Il modello ideale
Vertice e meta del piano psicosintetico è proprio il modello ideale, cioè quel “meglio di sé” che la persona ha deciso di diventare, mettendolo ad obiettivo della sua azione psicagogica.
Si chiama modello ideale perché vuol essere un’idea di sé, nuova ma possibile, quindi un’auto-rappresentazione davvero realizzabile, che viene assunta ad immagine guida del processo trasformativo della propria personalità, a guisa di un modello per l’artista.
Per poter raggiungere allora questo ambito vertice, proprio come un’artista, la persona dovrà lavorare su di sé per forgiarsi nella nuova forma percorrendo tre fondamentali tappe:
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utilizzo delle proprie energie, dopo aver liberato quelle bloccate e attivate quelle latenti
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potenziamento delle energie insufficienti
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riorganizzazione della personalità mediante la subordinazione e la coordinazione deisuoi vari aspetti
Assagioli infine ricorda e ammonisce a chi decide di mettersi su questo cammino, certamente impegnativo ma generosamente ricco di impagabili ricompense, quanto si renda indispensabile per percorrerlo, sviluppare le seguenti qualità: pazienza, umiltà e sperimentazione.
Dott. Francesco Lamioni Psicologo Psicoterapeuta
Referente Ambulatorio Psicosomatica SIPT
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