La psicoterapia psicosintetica è un approccio psicoterapeutico nato in Italia dal lavoro di Roberto Assagioli (1888–1974), psichiatra veneziano che fu tra i primi a introdurre la psicoanalisi in Italia e che, a partire da essa, sviluppò un modello più ampio della persona. Oggi è uno degli orientamenti riconosciuti per la formazione degli psicoterapeuti: la Scuola di Psicoterapia Psicosintetica SIPT di Firenze è riconosciuta dal MUR dal 1994.
Un approccio integrato alla persona
Il termine “psicosintesi” indica il processo opposto e complementare all’analisi: dopo aver compreso le parti di sé, le si ricompone intorno a un centro. La psicosintesi considera la persona nella sua interezza – corpo, emozioni, mente e dimensione spirituale – e non si limita alla scomparsa del sintomo: punta anche a sviluppare le risorse, la consapevolezza e la capacità di scelta del paziente.
Per questo è definita un approccio integrato: accoglie i contributi della psicodinamica, della psicologia umanistica ed esistenziale e della ricerca sul corpo, e utilizza tecniche diverse in base al momento del percorso e alla persona che si ha davanti.
I concetti fondamentali
L’ovoide: la mappa della psiche
Assagioli rappresentò la psiche con un ovoide che distingue inconscio inferiore, medio e superiore, il campo della coscienza, l’Io e il Sé, immersi nell’inconscio collettivo. Accanto agli aspetti rimossi e conflittuali, la psicosintesi dà quindi spazio anche alle potenzialità non ancora espresse: creatività, intuizione, valori.
Le subpersonalità
Ognuno di noi contiene diverse “parti” con bisogni, emozioni e modi di comportarsi propri: il critico, il bambino ferito, il perfezionista, il ribelle. Riconoscerle, comprenderne la funzione e farle dialogare è uno dei cardini del lavoro psicosintetico.
Disidentificazione e Io
Siamo spesso identificati con un’emozione, un ruolo o un pensiero (“sono ansioso”, “sono un fallito”). Attraverso la disidentificazione il paziente scopre di avere emozioni e pensieri senza esserli, e ritrova un punto di osservazione stabile – l’Io – da cui può scegliere come rispondere.
La volontà
La volontà ha un ruolo centrale nella psicosintesi. Non si tratta della forza di volontà intesa come sforzo, ma della capacità di dare direzione alla propria vita, coordinando le diverse funzioni psichiche verso obiettivi scelti consapevolmente.
Come si svolge una psicoterapia psicosintetica
Il percorso parte da una fase di valutazione e diagnosi, in cui il terapeuta raccoglie la storia della persona e ne comprende la sofferenza in una prospettiva sia clinica sia evolutiva. Su questa base si costruisce un piano terapeutico condiviso.
Il colloquio verbale resta lo strumento principale, ma il terapeuta può proporre anche:
- lavoro con le immagini e la visualizzazione guidata;
- dialogo tra le subpersonalità;
- esercizi di disidentificazione e di consapevolezza;
- tecniche a base corporea e di rilassamento;
- scrittura, disegno e altre tecniche espressive;
- esercizi di sviluppo della volontà e del modello ideale.
Centrale è la relazione terapeutica: un incontro autentico tra due persone, in cui il terapeuta accompagna il paziente con empatia e rispetto per i suoi tempi.
In quali situazioni è indicata
La psicoterapia psicosintetica si rivolge ad adulti, adolescenti, coppie e gruppi. È utilizzata nel trattamento di ansia e attacchi di panico, depressione, disturbi psicosomatici, difficoltà relazionali e affettive, elaborazione del lutto, crisi esistenziali e nel sostegno psicologico a persone con malattie croniche o oncologiche. Approfondimenti clinici sono disponibili negli articoli e nella Rivista di Psicosintesi Terapeutica.
Diventare psicoterapeuta psicosintetico
Per esercitare la psicoterapia a orientamento psicosintetico è necessario frequentare una scuola di specializzazione riconosciuta. La SIPT, fondata a Firenze nel 1973 dagli allievi diretti di Assagioli, forma psicoterapeuti con un corso quadriennale di 2.000 ore riservato a laureati in Psicologia e Medicina. Scopri come funziona la Scuola e come si diventa psicoterapeuti in Italia.